Si chiude un anno molto particolare per tutti, un anno che, credo, nessuno di noi si sarebbe aspettato. La vita a volte è strana e misteriosa, ci manda messaggi che non ci saremmo mai aspettati di ricevere e lo fa a volte in maniera brutale.
Come per tutti, anche per me questo è stato un anno difficile. Tuttavia, non mi sento di dire che vorrei dimenticarlo. La sofferenza e il dolore spesso sono grandi maestri e ci insegnano cose che altrimenti non avremmo imparato. Certo, mi rendo conto che questa pandemia iniziata proprio all’inizio di quest’anno abbia portato morte e sofferenza in molte case e non ho certo la pretesa di dire che tutti dovremmo in qualche modo anche ringraziare quest’anno per quello che ci ha insegnato. Ma io penso di doverlo fare. Penso di dover anche ringraziare il 2020 per quello che ho imparato.
Allo scoppio della pandemia di coronavirus, quando nessuno si aspettava ancora quello che sarebbe successo, sarebbe stato impensabile pressoché per chiunque immaginare di stare rinchiusi in casa per due mesi. E invece questo virus che si diffonde in maniera così rapida e facile ci ha costretti a un lockdown pressoché totale in primavera.
E proprio mentre la natura sbocciava in una delle primavere più belle degli ultimi anni, mentre gli animali si riappropriavano dei loro spazi e la natura esplodeva in tutto il suo splendore, noi esseri umani eravamo costretti ad assistere a tutto questo dai nostri terrazzi, assistendo anche, impotenti, alla moria che il virus stava portando con sé. Abbiamo avuto davanti ai nostri occhi immagini di morte, di sacrificio e di impotenza, ma mai di sconfitta, abbiamo lottato e stiamo ancora lottando contro un nemico invisibile che ci costringe a fare i conti con la nostra fragilità e la nostra vulnerabilità, che ci costringe ad ammettere che non siamo invincibili, che ci costringe, forse, a rivedere le nostre priorità.
Alla sofferenza per gli ammalati e i morti si aggiunge quella di chi ha perso il lavoro e si scontra ogni giorno con il problema di arrivare a fine mese. In una società materialista e consumista come la nostra non è certo un problema da poco.
Il mio 2020
Fino alla primavera del 2020 io avevo un’attività in proprio, insieme a due soci gestivo la mia piccola impresa, a mia piccola isola felice in cui offrivamo i nostri servizi di insegnanti ed educatori. Mi piaceva il mio lavoro, mi piaceva essere d’aiuto, mi piaceva trasmettere ciò che so. E mi piaceva farlo in quel modo e con quelle persone.
Nel 2017 avevamo investito nell’apertura di una nuova sede e questo ci era costato parecchio e le cose non erano ancora arrivate a regime, ma ci stavamo provando e il 2020 era partito decisamente molto bene. Fino all’arrivo del coronavirus, dove tutto il nostro castello ci è crollato miseramente addosso. Sono seguite settimane di interminabili telefonate e calcoli infiniti, di domande senza risposta e di incertezza non solo per il futuro, ma anche per il presente. Abbiamo chiuso l’attività per cui abbiamo lavorato duramente per sette anni, abbiamo lavorato tutta l’estate per la chiusura e ancora non abbiamo finito di chiudere conti e debiti.
È crollato tutto nel giro di poco, pochissimo. Un senso di fallimento si è impadronito di me e non mi lasciava più. Razionalmente sapevo che non avremmo potuto agire diversamente, ma emotivamente ero a pezzi. Ma non potevo permettermi di piangermi addosso troppo a lungo. C’erano lavori da fare, pratiche d sbrigare e un nuovo lavoro da inventarsi.
È stata molto dura, ho rischiato di non farcela a causa dell’incompetenza di certi enti che si spacciano per esperti nel campo dell’istruzione, ho speso tutto quello che avevo, ma alla fine sono riuscita ad inserirmi nelle graduatorie scolastiche per sperare di ricominciare da uno anziché da zero.
E ce l’ho fatta.
E per questo devo senz’altro ringraziare il 2020. Perché mi ha insegnato a lottare nonostante tutto. A non mollare anche quando avrei tanto voluto farlo.
Mi ha insegnato che, anche quando ti senti a terra, nulla è mai perduto completamente, che si può ricominciare anche alla mia età.
Mi ha insegnato che se hai qualcuno che crede in te non sarai mai perduto.
Mi ha insegnato che nel dolore si può vedere più chiaramente l’essenziale, scevro da tutto l’ornamento superfluo.
E mi ha insegnato che è proprio vero che “ogni sofferenza è un compito affidatoti dalla tua anima”.
In questo 2020 dovevo crescere, dovevo imparare cose importanti, dovevo scontrarmi con i miei limiti e provare a superarli. E l’ho fatto. Ho iniziato questo cammino di crescita che non so dove mi porterà, ma so che sarà dove dovrò essere.
Quindi grazie 2020 per avermi fatto da maestro, ma ti devo anche dire che ora che finisci, mi aspetto un 2021 con qualche gioia in più per questa terra così devastata e per questa razza, gli esseri umani, così provata. Spero che abbiamo tutti imparato qualcosa da questo 2020, solo così potremmo aspettarci e sperare in un anno migliore.
https://laprofchelegge.it/wp-content/uploads/2020/12/istockphoto-962459768-612x612-1.jpg317612Laprofcheleggehttp://laprofchelegge.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-11.57.29.jpegLaprofchelegge2021-01-01 12:23:312023-09-06 16:14:18Cosa mi ha insegnato il 2020
Leggere i classici non sempre facile, i grandi autori del passato a volte possono risultare difficili da comprendere e a volte persino noiosi. I tempi nei quali vivevamo e dei quali scrivevano e il modo di scrivere ci possono a volte apparire noiosi e lenti. Tuttavia, un classico è un libro che ha sempre qualcosa da insegnare, non a caso è entrato nella definizione di classico. Quella che mi piace di più è quella di Calvino: “Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire”, esprime esattamente ciò che penso io dei classici. Vale la pena, a volte, metterci un po’ più tempo, ma leggere un libro che ha tanto da dare!
E quindi ecco qui una mia piccola lista di classici da leggere.
Premetto che trovo sempre difficile apprezzare l’incipit e in generale le scene iniziali di un romanzo. Di norma mi costringo ad andare avanti perché non mi catturano quasi mai. Quello de L’idiota è, invece, mi è piaciuto moltissimo. Non è incisivo come ad esempio quello di Orgoglio e Pregiudizio o come quello di Anna Karenina, ma descrive una scena affascinante e insieme intrigante che a me ha fatto certamente venir voglia di continuare questo romanzo, cosa di cui mi sono tutt’altro che pentita.
Un treno compare nella nebbia…
Alla fine di novembre, durante il disgelo, il treno della linea ferroviaria Pietroburgo-Varsavia si andava avvicinando a tutta velocità, verso le nove del mattino, a Pietroburgo. L’umidità e la nebbia erano tali che s’era fatto giorno a fatica; dai finestrini del vagone era difficile distinguere alcunché a dieci passi a destra e a sinistra. Fra i passeggeri c’era anche chi tornava dall’estero, ma erano affollati soprattutto gli scompartimenti di terza classe, pieni di piccoli uomini d’affari che non venivano da troppo lontano. Tutti, com’è logico, erano stanchi, gli occhi appesantiti per la nottata trascorsa, tutti infreddoliti, i visi pallidi, giallastri, color della nebbia.
Su un treno che appare nella nebbia di novembre si incontrano due personaggi davvero singolari: il principe Lev Nikolàevič Myškin e Parfën Rogòžin, l’uno dotato di una bellezza eterea, biondo, dalla pelle chiarissima e dai modi gentili, l’altro scuro, dagli occhi e dai capelli nerissimi e modi rudi e maleducati. I due sono destinati a incontrarsi durante tutto il romanzo, diventando quasi l’uno l’alter ego dell’altro due facce di una stessa medaglia, in un rapporto di amore e odio che percorrerà tutta la vicenda. Ambientato nella Russia del XIX secolo, il romanzo si pone come obiettivo quello di raccontare di “un uomo totalmente bello”, come lo stesso autore dirà.
La mano abile e talentuosa di Dostoevskij ci conduce attraverso un labirinto di amori, emozioni, intrighi di un mondo corrotto e malato che la bellezza dell’anima, la purezza dei sentimenti e la bontà innocente di Myškin dovrebbe salvare. In una continua lotta tra luce e tenebra, tra bene e male, tra bontà e malvagità il talento di uno dei più grandi scrittori mai esistiti ci fa fare la conoscenza di uno dei personaggi più straordinari della letteratura, creando uno di quei libri che vorresti non finissero mai.
Questo famosissimo romanzo inizia in maniera dirompente, con una folla di personaggi singolari, ognuno con le sue peculiarità. Solamente dopo averci fatto passare attraverso una folla brulicante di parigini riuniti al Palais de Justice per assistere a una rappresentazione, attraverso grida di giubilo e non solo, ego feriti di poeti incompresi, cardinali, mendicanti e calzettai che si rubano la scena a vicenda, compare lui, il campanaro, il gobbo di Notre-Dame grazie al quale tutti conoscono questo romanzo.
Ma sbaglia chi pensa che questa sia solo la storia di Quasimodo ed Esmeralda; è la storia di Parigi e dei parigini, di personaggi singolari e loschi individui, di emozioni e sentimenti, ma anche di torture e malvagità.
La descrizione che Hugo fa di Quasimodo è un esempio della sua grande capacità stilistica e descrittiva. Quasimodo ha un aspetto repellente e passa la quasi totalità della sua giornata nella cattedrale di Notre-Dame di cui è campanaro, grazie alla bontà del diacono Claude Frollo, che lo adottò quando nessuno lo voleva. Su di lui c’è in città ogni sorta di diceria, ognuna delle quali collega il suo aspetto orrendo a presunta malvagità, finanche stregoneria.
Lungo le pagine di questo romanzo si intrecciano le storie di Esmeralda, la bella zingara, Claude Frollo, il diacono fuori dal comune, Pierre Gringoire, poeta e filosofo costretto all’accattonaggio e Parigi, alla descrizione della quale l’autore dedica un capitolo intero.
Quasimodo, Esmeralda, Pierre, Claude e la cattedrale di Notre-Dame
In un alternarsi di scene descrittive e scene suggestive e/o ironiche come quella del baccanale alla Corte dei Miracoli o quella dell’incontro tra Esmeralda e Pierre Gringoire, o ancora la scena del giudice sordo che interroga un sordo Quasimodo, si dipanano e si intrecciano le vite dei vari personaggi, tutto intorno alla maestosità della cattedrale di Notre-Dame.
Hugo ha uno stile complesso e ricercato, denso di citazioni e lunghe descrizioni piene di dettagli di ogni sorta possono rendere a volte la lettura pesante a chi ama l’azione. Ma è capace di alti picchi di poesia e di ironia e ci dona capitoli davvero emozionanti.
Personalmente, ho trovato straziante la scena di Quasimodo alla berlina, ho trovato quasi disumani l’odio e la crudeltà di cui l’essere umano si rende capace e ho trovato molto interessante il paragone tra architettura e pensiero umano.
Questo romanzo è denso di spunti interessanti, di storie intrecciate, di amore, odio, emozioni, crudeltà, paure, sacrifici e anche qualche piccolo colpo di scena e non può mancare nelle vostre librerie!
Questo romanzo è forse un po’ meno famoso di Grandi Speranze o di Oliver Twist, ma di sicuro non meno meritevole. È ambientato in una città fittizia dal significativo nome di Coketown (letteralmente “città del carbone”) e sviluppa temi cari a Dickens, quali la denuncia delle condizioni di lavoro e di vita della classe operaia, la crisi del modello di sviluppo, la denuncia di quei “fatti” che stanno alla base del positivismo.
Dickens è un grande narratore, con una spiccata capacità di costruire dialoghi di cui vediamo ottimi esempi in questo romanzo dal ritmo intenso e con frequenti cambi di prospettiva. Il punto di vista è infatti spesso quello dei personaggi.
Thomas Gradgrind è un uomo razionale, un “uomo di fatti e di calcoli” che misura tutto, compresa la natura umana, in termini razionali e matematici. Non accetta nulla che non sia razionale e corroborato dai fatti, unica cosa che conti per lui nella vita. Ha una scuola nella quale si insegna ai bambini a liberarsi dell’immaginazione e a vivere di soli fatti. La città in cui vive con la sua famiglia, Coketown, è perfetta per lui, in quanto è “un’apoteosi di fatti”. È una città di mattoni ricoperti dalla cenere emessa dai macchinari e dalle ciminiere di cui è piena, una città in cui tutti gli edifici sono uguali e le persone sono spesso anch’esse tutte grigie uguali.
Utilitarismo e pensiero positivista
Le cose, tuttavia, non vanno proprio come Gradgrind avrebbe voluto, i suoi figli sono i primi a ricercare la bellezza dell’immaginazione e, nonostante un matrimonio ben congegnato per la figlia, si ritroverà a dover gestire molte cose che vanno al di là della sua comprensione razionale. Si ritroverà alla fine a fare i conti con il fallimento di quel tipo di educazione in seno alla sua stessa famiglia.
Dickens ci accompagna lungo il tragitto di questo fallimento con ironia e abilità, dandoci modo di riflettere molto sui principi utilitaristici che ancora impregnano la nostra società attuale.
Jane Eyre – Charlotte Brontë
Titolo: Jane Eyre
Titolo originale: Jane Eyre
Autrice: Charlotte Brontë
Traduzione: Stella Sacchini
Casaeditrice: Feltrinelli
Pagine: 596
Diversamente da Dickens, Charlotte Brontë ci offre luoghi periferici e solitari, dove la natura è parte integrante della storia. Questa è una caratteristica che accomuna tutte e tre le sorelle Brontë, molto legate alla natura e in special modo alla brughiera.
Jane Eyre è un’orfana che vive da una zia tirannica che non la vorrebbe in casa sua e cugini che non la sopportano. Fin da piccola è dunque costretta a far fronte a difficoltà che formeranno il suo carattere. A dieci anni viene mandata in collegio a Lowood, dove riceverà una buona educazione, pur se a costo di privazioni e stenti.
Jane non è bella, non è attraente, ma ha una volontà di ferro e si procura un lavoro come governante a Tornfield, dimora del signor Rochester. La storia d’amore tra due è tema centrale di tutto il romanzo, che però è infittito di ingredienti gotici (la stessa Tornhill è un ambiente scuro e tetro, che nasconde terribili segreti) e autobiografici. Charlotte è la maggiore delle tre sorelle Brontë ed è dotata di una grande vivacità intellettuale e di una grande capacità di creare personaggi. La sua tematica prediletta pare essere quella della proposta d’amore inaccettabile, socialmente o moralmente, che innesca passioni e tormenti. Ritroviamo, infatti, tutto questo in Jane Eyre, insieme a una denuncia dei cliché del’epoca sulle donne e a una denuncia di una società discriminatrice e ingiusta.
In genere si crede che le donne siano molto quiete. Le donne invece provano gli stessi sentimenti degli uomini. Hanno bisogno di esercitare le loro facoltà, e di provare le loro capacità come i loro fratelli; soffrono come gli uomini dei freni e dell’inattività, e fa parte della mentalità ristretta dei loro compagni più fortunati il dire che si devono limitare a cucinare e a far la calza, a suonare il piano e a far ricami. È stupido condannarle o schernirle, se cercano di fare di più o imparare di più di quello che è solito al loro sesso.
Un romanzo autobiografico
Ogni luogo in cui Jane Eyre vive ha un significato, simboleggia una fase della sua vita: Gateshead, la casa della zia, simboleggia la barriera, la prigione in cui lei si sente; Lowood rappresenta il degrado e gli stenti a cui Jane è sottoposta; Tornfield rappresenta le spine e il dolore che provoca nel cuore ingenuo di Jane l’amore per il suo padrone; Whitcross è un momento di scelta per lei e di profonda incertezza; Marsh End è la fine del suo peregrinare, un luogo dove Jane si sente felice e gioisce della svolta della sua vita; e infine Ferndean, il luogo dove trascorrerà il resto della sua vita. È piuttosto evidente che Charlotte Brontë abbia proiettato se stessa in Jane e le abbia regalato ciò che, credo, avrebbe voluto per se stessa.
Cime Tempestose – Emily Brontë
Titolo: Cime Tempestose
Titolo orgininale: Wuthering Heights
Autrice: Emily Brontë
Traduzione: Laura Noulian
Casaeditrice: Feltrinelli
Pagine: 428
Cime Tempestose è il capolavoro di Emily Brontë, sorella minore di Charlotte, nel quale ha messo tutta la forza e l’energie interiori di una vita non consumata (è morta a soli trent’anni). È, infatti, un romanzo forte, quasi virile, rappresentato pienamente dal demoniaco Heathcliff, il quale si presenta fin dall’inizio per quello che è: terribile, scontroso, inospitale, selvaggio.
La Brontë utilizza qui la tecnica narrativa del flashback e dunque il romanzo inizia quando la storia è alla fine e Thushcross Grange, grande casa ai piedi della collina, viene affittata.
Il locatario, il signor Lockwood, va a fare la conoscenza del suo padrone di casa a Cime Tempestose e incontriamo così subito Heathcliff. Quello che accadrà durante questa e la successiva visita di Lockwood a Cime Tempestose, farà venire al tenutario il desiderio di conoscere la storia di questo crudele padrone di casa e di quella Catherine di cui ha intuito l’importanza proprio nella casa di Heathcliff. Gli viene in soccorso Nelly, la sua governante, che gli racconta tutta la storia.
Heathcliff è un trovatello, forse di origine zingara, che il Sig. Earnshaw porta a casa da un suo viaggio a Liverpool e che cresce a Cime Tempstose, una fattoria rustica e priva di comodità, insieme ai suoi figli Hindley e Catherine, diventando il favorito. Eccetto il Sig. Earnshaw e Catherine, per cui diventa l’inseparabile compagno di giochi, nessun altro lo ama. E lui non fa molto per farsi amare. Ha un carattere riservato e taciturno, forte e scontroso ed era spesso immusonito. Maltrattato in maniera crudele da Hindley, giura vendetta. Catherine, d’altro canto, è una bambina irrequieta e sfrenata, audace e sfrontata.
Malvagità fatale
La sua insolenza ha un grande potere su Heathcliff, ma tutto cambia quando Catherine conosce gli abitanti di Thrushcross Grange, grande, ricca e luminosa casa ai piedi della collina (che contrasta con la tetraggine, il buio e la povertà di Cime Tempestose). Edgar e Isabella sono belli e sofisticati ed entrambi hanno influenza sulla piccola Catherine, sensibile alle cose belle. Questo fa allontanare i due compagni di gioco, con gran dolore di Heathcliff, il quale scompare per tre anni. Al suo ritorno, trovando Catherine sposata a Edgar, inizierà a mettere in atto la sua vendetta che porterà dolore e devastazione, finendo per distruggere anche se stesso.
Dotato di un’inflessibile durezza, incapace di pietà e misericordia, Heathcliff rappresenta il principio del Male. Ma è un malvagio fatale che inevitabilmente attira il lettore, come succede ad esempio con il vampiro di Polidori o Rochester in Jane Eyre. In Heathcliff ritroviamo l’inferno degli eroi byroniani, tormento d’amore e ribellione, di modo che tutto ciò che si frappone tra lui e la sua passione totalizzante e totalitaria va annientato.
Nelle vene di Heathcliff e di questo romanzo scorre il fuoco interiore di Emily Brontë, il suo carattere impulsivo e facile alla collera non poteva che trovare espressione nella scrittura di quello che per me è prossimo a un capolavoro.
Il ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde
Titolo: Il ritratto di Dorian Gray
Titolooriginale: The picture of Dorian Gray
Autore: Oscar Wilde
Casaeditrice: Feltrinelli
Pagine: 261
Come non inserire nella lista dei classici da leggere assolutamente questo capolavoro di Oscar Wilde! Oscar Wilde ha una penna sopraffina e sa fare un uso acuto e intelligente dell’ironia, cose queste che danno una grande qualità ai suoi scritti. Questo romanzo è una summa delle teorie estetiche di Wilde, che, ricordiamo, è stato il leader del movimento estetico inglese. Lo stesso Dorian Gray altri non è che la personificazione dell’estetismo: bellissimo, elegante, di gran gusto e dedito a una vita di piaceri.
Tutto inizia con un quadro dipinto dal pittore Basil Hallward e da una strana amicizia nata con Lord Henry Wotton: due eventi che, concatenandosi insieme, determinano la formazione e le decisioni del giovane Dorian Gray. L’amicizia con lord Henry non solo renderà Dorian consapevole della sua straordinaria bellezza, ma lo inizierà anche a una vita dissoluta, fatta di sensi e piacere, ma anche di sofferenza e nefandezze. La ricerca del piacere in tutte le cose diventa per Dorian l’obiettivo primario e il quadro dipinto da Basil sembra proprio venirgli incontro in questo: Dorian non perde un briciolo della sua perfetta bellezza, è invece il quadro a prendere su di sé le conseguenze delle dissolutezze.
Era meravigliosamente bello, con quelle sue labbra scarlatte dalla curva delicata, quei suoi occhi azzurri pieni di freschezza, quei suoi cappelli d’oro ondulati.
La ricerca della bellezza
Dorian, spinto da Lord Henry e dalle sue teorie sulla giovinezza, intraprende una ricerca spasmodica di piacere dei sensi e bellezza che lo trascinerà in un vortice di azioni e conseguenze che lui non sarà più in grado di controllare. In un’eterna lotta tra il bene e il male, tra le tentazioni di Henry e i tentativi di Basil di farlo tornare puro e sensibile come prima, si consuma la formazione di questo giovane, che dovrà scegliere quale via intraprendere. Quali saranno le conseguenze delle sue scelte?
«Vorrei poter amare», gridò Dorian Gray , con una nota profondamente patetica nella voce. «Ma mi sembra di aver perduto la passione e dimenticato il desiderio. Mi sono concentrato troppo su me stesso; la mia personalità mi è divenuta un peso.»
Questo è un romanzo molto ricco di spunti di riflessione e di tematiche quali il ruolo dell’arte nella vita, la bellezza, la lotta tra il bene e il male, e non può mancare nelle nostre letture! Clicca qui per andare alla recensione completa.
https://laprofchelegge.it/wp-content/uploads/2020/06/106380329_546712789359459_294316097198419295_n.jpg15362048Laprofcheleggehttp://laprofchelegge.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-11.57.29.jpegLaprofchelegge2020-06-28 18:48:112026-08-18 15:06:096 CLASSICI DELLA LETTERATURA DA LEGGERE ASSOLUTAMENTE
Oggi ho il piacere di ospitare nel mio blog una persona che stimo molto e che ci regala qualche utile consiglio per gestire il panico da lezioni e compiti di matematica ai tempi del Coronavirus. Marcello è l’insegnante che tutti dovrebbero avere, penso che ci sarebbero molte meno insufficienze in matematica se più insegnanti fossero come lui! Ecco i suoi consigli.
Mi sono permesso di parafrasare, attualizzandolo ed adattandolo ai giorni nostri, il titolo di un romanzo di GabrielGarcíaMárquez (L’amore ai tempi del colera, clicca qui per la recensione): mi è sembrato un bell’ omaggio letterario al blog che mi ospita oggi. Ovviamente non mi considero neanche lontanamente paragonabile al Nobel per la letteratura, ma vorrei ugualmente provare a darvi qualche consiglio, specialmente a chi di voi sta cercando di sopravvivere in questo periodo di didattica online.
Stiamo sicuramente vivendo un periodo storico particolare, oggi non ce ne rendiamo conto, ma presto capiremo che rimarremo nella storia, tra qualche anno verremo citati nei libri di storia come “quelli vissuti negli anni del Coronavirus”, così come successe, esattamente un secolo fa, alle persone vissute durante l’influenza spagnola.
Internet e la matematica ai tempi del Coronavirus
C’è, però, una grossa differenza tra noi ed i nostri alter ego di un secolo fa: INTERNET.
Ed è proprio grazie ad internet e al web che oggi si riesce a fare didattica online; anche se credo che sia stato un passaggio un po’ troppo repentino, non abbiamo avuto modo di abituarci a questa nuova didattica e così molti ragazzi (e anche molti docenti) trovano diverse difficoltà nello studio (o nell’insegnamento), purtroppo specie in materie scientifiche ed in particolare in matematica.
La matematica, si sa, è da sempre la bestia nera di tanti studenti.
Io per lavoro gestisco due centri studio ed insegno proprio materie scientifiche ed indovinate un po’? La materia che crea più problemi è proprio la matematica !!! Molti pensano che bisogna essere portati per capirla, che se non si è predisposti è impossibile capire la matematica e tutto questo si è amplificato in queste settimane di didattica a distanza. I ragazzi sono ancora più demoralizzati da questa materia, ma niente paura! ecco a voi qualche utile consiglio per affrontare al meglio questa materia.
1. Il risultato non è l’unica cosa che conta
Spesso mi sento dire dai miei studenti frasi come:
Il prof ci ha assegnato da studiare queste pagine e ci ha assegnato questi esercizi, ma io non ci capisco niente!!!
Oppure:
La prof mi ha assegnato un pagina di esercizi da consegnare domani, ma non me ne viene neanche uno!!!
Ed ecco il mio primo consiglio: non è detto che se non vi trovate con il risultato del libro, avete sbagliato l’esercizio e non avete capito niente dell’argomento. Io dico sempre ai miei alunni che non è importante il risultato, ma il procedimento; magari avete solo sbagliato un calcolo, un segno, magari solo non avete riportato un termine nell’ultimo passaggio che vi ha sballato il risultato… ma questo non significa che non avete fatto bene l’esercizio, quindi come dico sempre io: STATE CALMI, non giungete subito alla conclusione che non avete capito niente, rivedete i passaggi e, se necessario, rifate l’esercizio a distanza di un po’ di tempo su un altro foglio. In questo modo è altamente improbabile ripetere lo stesso errore.
2. Non scoraggiarsi di fronte a un argomento nuovo
In questo periodo in cui non si è in classe, affrontare un argomento nuovo, specialmente in matematica, può essere scoraggiante. Tuttavia è importante non partire subito col piede sbagliato, non pensate subito che, poiché avete sempre avuto insufficienze in matematica, sicuramente non capirete nulla del nuovo argomento.
Provate a vederla come una sfida stimolante, innanzitutto cominciate con il vostro libro di testo e se non dovesse bastare vedete se trovate in casa altri libri che riportino quell’argomento. Potete chiedere aiuto a qualche compagno di classe, magari potete fare un “gruppo di studio online”, così da potervi confrontare l’un l’altro e insieme riuscire ad apprendere al meglio l’argomento. Se ancora non riuscite, non abbiate paura di chiedere un aiuto esterno, ci sono molti centri che offrono lezioni e consulenze online che possono aiutarvi a districarvi.
3. I professori sono vostri alleati
In questo periodo di clausura, i vostri professori sono i vostri migliori alleati. Fate domande ai vostri insegnanti: aiutateli ad aiutarvi. Come dicevo all’inizio, anche loro magari trovano delle difficoltà con questa nuova didattica e solo sottoponendo loro i vostri dubbi ed i vostri problemi potrete risolverli insieme.
4. Un piccolo aiutino
Come ultimo consiglio di oggi vorrei lasciarvi il link a due siti che potrebbero aiutarvi e che troverete sicuramente interessanti.
Io lo reputo un ottimo sito per le spiegazioni su ogni singolo argomento, con buoni esempi e anche degli esercizi per ogni argomento e divisi per difficoltà.
Questo secondo sito secondo me è ottimo in particolare per scaricare gratuitamente dei libri di matematica e fisica in pdf, ma soprattutto è fantastico per i ragazzi che devono affrontare l’esame di maturità, in quanto qui potete trovare tutte le prove di matematica dagli anni 60 (mi pare) in poi.
La matematica è una pianta
Per concludere vi ricordo che come ogni altra forma d’amore, anche quello per la matematica e a maggior ragione la matematica stessa è come un fiore, come una pianta: ha bisogno di essere curata giorno per giorno ed ha bisogno di tante attenzioni quotidiane. So che molti di voi non amano la matematica (ahimè!), ma è comunque importante dedicarle un pochino di tempo ogni giorno, in questo modo non sarà più una montagna insormontabile, ma solo una piccola salita!
https://laprofchelegge.it/wp-content/uploads/2020/04/523a1002-5d7c-4565-8a48-74a5018b4756.jpg8661732Laprofcheleggehttp://laprofchelegge.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-11.57.29.jpegLaprofchelegge2020-04-02 12:08:072020-04-04 09:18:38L’amore (per la matematica) ai tempi del CoronaVirus
Come trovare il tempo per leggere in queste nostre vite così frenetiche e impegnate? È una domanda che mi viene rivolta spesso e io rispondo a modo mio naturalmente. Sul web ci sono molti ‘guru’ che promettono che seguendo i loro consigli si possono leggere 50 e più libri all’ anno anche se si è super impegnati. Io credo che non sia importante la quantità di libri che leggiamo, credo che l’unica cosa davvero importante sia leggere, tanto o poco non importa. Ognuno con i propri ritmi e con le proprie esigenze. Senza necessariamente fare una gara a chi legge di più. Ecco qui i miei consigli per trovare il tempo per leggere, basati sui diritti del lettore stilati da Daniel Pennac nel suo libro Come un romanzo.
Programmare momenti dedicati e/o orari regolari per la lettura
Prima di addentrarmi nel magico mondo dei diritti del lettore di Pennac, ci tengo particolarmente a parlarvi dell’importanza di un momento dedicato alla lettura. Non per tutti funziona bene il consiglio, che spesso si legge in articoli sul web, di approfittare di ogni momento libero, anche solo dieci minuti, per leggere. Ci sono persone che non riescono a staccare facilmente la mente dal lavoro, dalla famiglia, dalla frenesia delle nostre giornate, e queste persone non riusciranno a leggere in dieci minuti liberi, al massimo rimarranno dieci minuti a fissare la stessa pagine, mentre rimuginano su questo o quel problema, su questa o quella faccenda da sistemare, sui bambini da andare a prendere. Questo potrebbe non aiutarle a trovare il tempo per leggere.
Non servirebbe a nulla!
Può sembrare banale, ma vi assicuro che programmare orari regolari dedicati alla lettura funziona alla grande. Può sembrare che sia solo un altro modo per organizzare il tempo e qualcuno potrebbe dirmi che se si sente obbligato a leggere in quel momento perché è quello che da agenda è dedicato alla lettura, la qualità ne risenta. Tuttavia, io credo che la cosa importante sia scegliere bene gli orari che vogliamo dedicare alla lettura, e soprattutto far diventare questo tempo un momento prezioso della nostra giornata o settimana, un momento da anelare, un rito irrinunciabile.
A questo punto non sarà più importante se questo tempo sarà mezz’ora, un’ora o più, sarà un tempo che ci siamo conquistati e che quindi saremo più propensi a non voler sprecare con distrazioni o sostituendolo con altro. Questo tempo, non è un tempo normale, è un tempo speciale che dedichiamo a coccolarci e per questo è molto prezioso e difficilmente rinunciabile.
La lettura non è una gara di quantità o velocità e nemmeno un obbligo, ovvero il diritto di non leggere
La lettura è una cosa molto personale, c’è chi legge molto, chi legge poco, chi legge velocemente e chi lentamente. Inoltre, non tutti i libri sono uguali, ci sono libri più leggeri e libri più impegnativi. Per questo considerare la lettura una gara a chi avrà letto più libri alla fine dell’anno non vi aiuta di certo a trovare il tempo per leggere.
Se leggiamo solo per raggiungere uno scopo legato alla quantità, rischia di venire meno il piacere, che è e deve essere in cima ai nostri motivi per leggere. Obbligarsi a leggere rischia di andare a ledere quelli che per Pennac sono i diritti del lettore,il primo dei quali è il diritto di non leggere, perché leggere non deve essere un obbligo, non si deve farlo per forza. La lettura dev’essere un piacere e solo se leggiamo con piacere potremo ricavare dai nostri libri insegnamenti, conoscenze, spunti di crescita e di riflessione. Quindi il mio primo consiglio è: TAKE IT EASY, prendila con leggerezza e vedi la lettura come un piacere. Per le cose che ci piacciono davvero alla fine il tempo lo troviamo.
Se non ci piace non facciamolo. E non importa nemmeno la quantità di tempo che riusciamo a ricavarci, è importante che sia tempo dedicato.
Non sentiamoci obbligati a leggere tutto, ovvero il diritto di saltare le pagine
A volte saltiamo il momento lettura perché siamo arrivati in qualche punto del libro che troviamo noioso o poco appassionante e quindi da un lato non vediamo l’ora che quelle pagine siano finite per sapere come procede la storia, ma dall’ altro non abbiamo molta voglia di riprendere quelle pagine noiose. Io sono d’accordo con Pennac, smettiamo di sentirci in colpa perché vogliamo saltare delle pagine che noi riteniamo inutili, saltiamole e basta, e proseguiamo con la nostra lettura che tornerà ad essere un piacere.
Avere aspettative adeguate, ovvero il diritto di non finire un libro
Con aspettative adeguate non mi riferisco a una cosa come scegliere i libri in base al nostro grado di istruzione, o sciocchezze simili. Quello che intendo è che è importante scegliere il libro o i libri da leggere sulla base di quanta attenzione pensiamo di poterci dedicare. Non tutti i momenti sono uguali, non tutti i periodi sono uguali.
Se stiamo vivendo un momento difficile o particolarmente faticoso o impegnativo della nostra vita non significa che dobbiamo necessariamente smettere di leggere. Basta scegliere un libro meno impegnativo, qualcosa di più adatto al momento che stiamo vivendo e alla concentrazione che abbiamo.
E se un libro non vi piace non abbiate alcuna remora ad abbandonarlo. Il diritto del lettore di non finire un libro è un diritto sacrosanto.
Il fascino dei libri che abbiamo amato, ovvero il diritto di rileggere
Se la lettura è un piacere, perché negarci il piacere di rileggere un libro già letto? A volte la seconda lettura è addirittura migliore della prima e rileggere un libro che abbiamo molto amato dà una carica speciale e rende il momento della lettura un rito quotidiano a cui non vogliamo rinunciare. Quindi bando a qualunque remora, rileggete pure i libri che vi sono tanto piaciuti e riassaporate le parti di essi che avevate dimenticato! Il tempo per leggere si trova sempre quando stiamo leggendo qualcosa che ci piace tanto, no?
Tutti i libri vanno bene, ovvero il diritto a leggere qualsiasi cosa
A volte ci sentiamo intimoriti dalle persone che leggono “solo libri impegnati” o “solo saggi, perché i romanzi sono una perdita di tempo”, e ci sentiamo giudicati se non leggiamo anche noi gli stessi tipi di libri. Questo può inibire la lettura e di conseguenza non troviamo il tempo per leggere. Io trovo che, invece abbia ragione Pennac, rivendichiamo il nostro diritto a leggere qualunque cosa vogliamo, anche se è un libro leggero, o quello che qualcuno potrebbe definire “un cattivo libro”.
Nessuno ha il diritto di giudicare le scelte di lettura degli altri!
Questa è una delle cose che preferisco della lettura, emozionarmi. È meraviglioso ridere, piangere, soffrire, angustiarsi e gioire insieme ai personaggi di una bella storia, entrare nella storia così tanto da sentircela sulla pelle. Se pensate di non riuscire a trovare il tempo per leggere, cercate di ricordarvi come vi sentite quando leggete una bella storia, sono sicura che non vorrete più privarvi di queste sensazioni!
L’angolo di lettura, ovvero il diritto di leggere ovunque
Come accennato prima, è importante che il tempo per la lettura sia un tempo dedicato, che diventa prezioso perché è un momento per coccolarci. È quindi importante avere un nostro angolo di lettura, uno spazio nostro in cui ci piace tuffarci in un buon libro, magari con una bella tazza di tè caldo in inverno o una limonata fresca d’estate. Momenti magici! Questo aiuta a rendere la lettura un rito quotidiano di cui non potrete più fare a meno.
Tuttavia ciò non significa che si debba leggere solo in un tempo e in un luogo dedicati. Ogni luogo può diventare un angolo lettura, se non abbiamo problemi a concentrarci anche in mezzo ad altra gente. Possiamo quindi scegliere di spostarci con i mezzi pubblici invece che con l’auto e sfruttare quel tempo per leggere, oppure mentre siamo in coda dal medico, al supermercato, o come dice Pennac, perfino in un gabinetto!
Non sempre la quantità di tempo è determinate, ovvero il diritto di spizzicare
“È la libertà che ci concediamo di prendere un volume a caso della nostra biblioteca, di aprilo dove capita e di immergercisi un istante, proprio perché solo di quell’istante disponiamo.”
Questo diritto che noi lettori abbiamo è molto importante perché può essere un motore per ripartire a leggere, per conquistarci il nostro tempo dedicato alla lettura, perché sfogliando un libro a caso nella nostra biblioteca potremmo rimanere folgorati o rapiti da ciò che leggiamo, al punto da dover per forza trovare un nostro momento per continuare quel libro. E ci dice che anche quando pensiamo di non avere tempo, un po’ lo possiamo trovare anche solo per curiosare tra le pagine.
La magia del suono delle parole, ovvero il diritto di leggere ad alta voce
“L’uomo che legge a viva voce si espone completamente agli occhi che lo ascoltano…”
Leggere ad alta voce è magico, io l’ho provato sulla mia pelle e vi assicuro che è un’emozione. Proprio quando pensavo che non avrei potuto trovare il tempo per leggere un altro libro, inizio quella che potrebbe sembrare una “mission impossibile”: leggere Il Conte di Montecristo ad un amico che non riesce a leggere. È una scommessa con me stessa, non posso credere che ci sia chi non riesce ad emozionarsi con un libro. E così è iniziata la nostra avventura insieme a Edmond Dantès ed è qualcosa di magico e di potente. Io leggo, lui ascolta e insieme ci immergiamo in questa fantastica storia e ci sproniamo poi a vicenda per trovare il tempo nelle nostre frenetiche vite da dedicare a questa lettura. Meraviglioso!
Un’alternativa può essere unirsi a un gruppo di lettura. Avere un obiettivo comune può sicuramente aiutare a ricavarci il tempo per leggere e gli stimoli che riceviamo dalla discussione con altri che stanno leggendo o hanno letto lo stesso libro sicuramente possono ispirarci nella scelta di altri testi da leggere insieme.
La magia del silenzio, ovvero il diritto di tacere
“L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. Non gli offre alcuna spiegazione definitiva sul suo destino ma intreccia una fitta rete di connivenze tra la vita e lui”.
Ecco, io penso che questo significhi che non si deve necessariamente parlare, condividere, dire tutto sulle nostre letture, perché sono momenti nostri e a volte vogliamo proprio che rimangano così, solo nostri. E sono magici e irrinunciabili, quindi perché non fare un piccolo sforzo per ricominciare a leggere?
https://laprofchelegge.it/wp-content/uploads/2020/01/thought-catalog-OJZB0VUQKKc-unsplash-scaled.jpg17072560Laprofcheleggehttp://laprofchelegge.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-11.57.29.jpegLaprofchelegge2020-01-22 19:54:262020-01-24 19:18:40COME TROVARE IL TEMPO PER LEGGERE
Ed eccoci qua con la lista dei libri migliori del 2019. Il 2019 è finito e, come è tradizione, questo è un periodo di bilanci e propositi. Io non sono mai stata brava con i propositi e, di conseguenza, fatico anche a fare bilanci a fine anno. Mi viene più facile vivere di giorno in giorno, cercando sempre il meglio in me e in quello che la giornata mi offre, facendo del mio meglio per affrontare le difficoltà. Con risultati a volte migliori, a vote peggiori, naturalmente.
Tuttavia, c’è un bilancio che mi piace fare, ed è quello che riguarda le mie letture. Non tanto in quantità, sapete già che sono una lettrice slow e che non mi importa la quantità di libri che leggo, bensì la qualità della lettura. Ciò detto, devo confessare che mi piacerebbe leggere di più (a chi non piacerebbe?), che mano a mano che finisco un libro, mi sembra sempre che quelli che vorrei leggere aumentino costantemente e ho a sensazione di non leggere mai abbastanza. Del resto, l’inquietudine fa parte di me da sempre e ho imparato ad amarla (anche se a volte l’ho odiata) e a conviverci. In fondo, è stata proprio la mia inquietudine a permettermi di vivere le esperienze migliori, più elettrizzanti e più formative della mia vita, perciò posso solo ringraziarla, no?
Il mio anno libroso
Ma torniamo ai libri. L’anno appena trascorso è stato per me un anno di buoni libri (con qualche eccezione) e di grandi conferme e voglio condividere con voi la mia lista dei migliori libri del2019. Chi di voi mi conosce lo sa che quasi mai leggo un libro nello stesso anno della sua uscita, preferisco solitamente farli decantare e approcciarli con un sentimento diverso dall’euforia della novità. Quest’anno ho fatto un’eccezione, ma, tolta questa, troverete in questa lista per lo più libri pubblicati in anni diversi al 2019, ma letti nel 2019, e qualche classico, categoria per la quale nutro un amore spassionato.
Naturalmente procederò, come è mia abitudine, alla rinfusa.
Che dire de Il mondo nuovo che non sia già stato detto? Un libro che tutti dovremmo leggere, a partire dai ragazzi a scuola, un romanzo di visionaria crudeltà, pur non avendo al suo interno nessun vero momento di violenza in senso letterale. Un romanzo che parla di manipolazione, controllo del pensiero, bisogno di stabilità e assenza di libertà mascherata attraverso benessere e apparente felicità. Un’opera che, attraverso una lucida analisi del potere del condizionamento, denuncia ferocemente una società votata al consumismo e al materialismo. La penna di Huxley è stata immeritatamente sottovalutata nel mondo della narrativa e merita di essere riportata al valore che ha.
Eccolo, l’unico libro che ho letto uscito nel 2019. Tante cose ho letto e sentito su questo libro, come quasi sempre accade ai buoni libri. Tante lodi sperticate, tante critiche serrate. Pur rispettando naturalmente i gusti di ciascuno, personalmente dissento da chi considera il libro noioso e non valido, in quanto penso che questo primo libro della saga della famiglia Florio sia scritto bene e narri una storia ricca di tante cose, dai sentimenti alla storia d’Italia, dagli usi e costumi del popolo siciliano, alle grandi imprese di una famiglia. Per questo l’ho inserito tra i migliori libri del 2019 per me.
È una storia che profuma di spezie e di vino, che passa attraverso le peripezie storiche dell’Italia dell’Ottocento e lo fa attraverso le vicende di una famiglia che emigra povera dalla Calabria e si costruisce un nome e una posizione a Palermo, sotto gli occhi vigili, critici e soprattutto invidiosi dei suoi concorrenti. La storia di quanto sappia abbassarsi l’essere umano spinto da sentimenti bassi e beceri come l’invidia e la gelosia, la storia di come la caparbietà dell’amore sappia vincere anche le malelingue più spietate e possa perdonare anche l’egoismo più grande. La lingua è molto curata e le incursioni del dialetto siciliano, lungi dall’appesantire, arricchiscono invece i dialoghi. Non vediamo l’ora di sapere cosa ne sarà dei Florio!
Che posso dire di fronte a cotanta abilità stilistica e narrativa, se non inchinarmi dinanzi al maestro? Di Eco si possono dire tante cose, ma di certo non che non sappia scrivere, anzi lo si può forse ‘accusare’ del contrario, di saper scrivere fin troppo bene, di avere uno stile troppo raffinato per certi grezzi nostri palati. Ad ogni modo, questo libro è un capolavoro che non può mancare nelle vostre librerie, un romanzo che non solo tiene incollati alle pagine pur sapendo già come andrà a finire, ma arricchisce anche con molte informazioni e personaggi storici del medioevo. Chi non l’avesse ancora fatto, corra insieme a Guglielmo da Baskerville e ad Adso nella basilica dei misteri!
Arthur Schnitzler, Doppio Sogno
Una novella tra le più belle di Schnitzler, scrittore austriaco contemporaneo di Freud e giunto, per vie diverse da quelle dello psicanalista, a conclusioni analoghe. L’inconscio è senz’altro uno dei protagonisti di questa storia, che è un viaggio nella psiche umana. Ambientata in una Vienna borghese, ha come protagonisti un medico borghese e sua moglie, la cui felicità ovattata viene messa in discussione in una notte nella quale mille cose accadono, o forse nessuna. In un continuo salto tra sogno e realtà, tra realtà talmente inverosimili da sembrare sogni, e sogni tanto vividi da sembrare realtà, si svolge il filo di segreti desideri e spazi di tenebra che scoperchiano un mondo irrazionale che i valori della società borghese razionale impongono di soffocare a beneficio della sua rispettabilità. Un viaggio tradotto splendidamente in immagini dal grandissimo e compianto Stanley Kubrik nel suo ultimo capolavoro Eyes Wide Shut.
Un libro scorrevolissimo, ma che parla di un fenomeno complesso e controverso. La Stancanelli si è presa la briga di fare quello che tutti quelli che hanno la polemica facile dovrebbero fare: imbarcarsi su una nave di quelle che salvano le persone in mare. Perché tante persone sono dei leoni dietro le loro tastiere, all’interno delle calde mura delle loro case sicure o, peggio ancora, all’interno di un sistema politico che oramai tutto tollera e nulla più censura. Ma cosa farebbero di fronte a quei corpi che stanno annegando, di fronte a quegli occhi che li guardano implorandoli di salvar loro la vita? Con quale sadica indifferenza, con quale cinismo saprebbero voltarsi dall’altra parte, infrangendo non solo tutte le possibili leggi morali, ma anche la ben più pratica legge del mare? Un libro che vuole combattere l’ignoranza che fa capo a tutto l’odio che pervade il nostro tempo.
Piacevolissima scoperta per me quella di un Luca Leone romanziere, che non poteva mancare nella lista dei migliori libri del 2019. Dopo la sua vasta produzione di saggi sulla ex Jugoslavia ( e la sua ancor più vasta, per non dire immensa, conoscenza del mondo dei Balcani e delle sue sofferenze) spunta questo piccolo gioiello, scritto a quattro mani con Daniele Zanon con un eccellente risultato. Un romanzo forte, ma allo stesso tempo tenero, spietato, ma allo stesso tempo dolce e caparbio. Questi cinque tredicenni, parola mia, vi entreranno nel cuore.
Compendio delle più famose filosofie cinesi che possiamo mettere in pratica nella nostra vita di ogni giorno con evidenti benefici. Tanti maestri passano per queste pagine e fanno sicuramente venir voglia di saperne di più su ciascuno di loro.
Pechino passa in una notte dall’euforia delle proteste all’angoscia della repressione armata. Piazza Tienanmen, giugno 1989: una delle più sanguinose repressioni degli ultimi decenni, l’esercito che spara su manifestanti pacifici, carri armati che invadono la piazza incuranti delle persone. La storia delle proteste raccontata dal letto divenuto quasi tomba di uno studente finito in coma a seguito di una pallottola durante la terribile notte tra il 3 e il 4 giugno 1989. Un racconto stupendo e terribile di un popolo che ancor oggi non smette di usare la violenza per soffocare aneliti di libertà.
https://laprofchelegge.it/wp-content/uploads/2020/01/82125469_456363318647291_2124332807906918400_n.jpg1024768Laprofcheleggehttp://laprofchelegge.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-11.57.29.jpegLaprofchelegge2020-01-02 19:19:032026-08-18 15:05:30I MIGLIORI LIBRI DEL 2019 – LA LISTA DELLE MIE BUONE LETTURE DELL’ANNO
Vi capita mai di mettere il libro che state leggendo in borsa o nello zaino per portarlo con voi e al momento di tirarlo fuori scoprire che si è sgualcito? Che la copertina flessibile si è piegata? O che qualcosa si è infilato in mezzo rovinandone alcune pagine? Per me, che che vado al lavoro in treno, è un problema all’ordine del giorno. Per quanto mi impegni per starci attenta, succede spesso l’irreparabile. E quant’è triste quando accade?
Amo tantissimo i miei libri e, anche se mi piace vederli vissuti, non mi piace affatto vederli sgualciti o rovinati. Faccio di tutto perché questo non accada, con mille difficoltà, perché nella borsa ho N-mila cose (come tante donne, del resto!). Ma non sempre ci riesco, e del resto, non posso certo rinunciare a portare il libro con me.
E poi un giorno, ricevo questo bellissimo regalo. Quando l’ho ricevuto mi sono illuminata.
Il mio nuovo Book-a-porter
Si tratta di un borsello fatto apposta per portare il mio libro sempre con me, senza che si rovini in borsa o nello zaino. Dunque, un regalo utilissimo, e poi è bellissimo! L’amica che me l’ha regalato ha scelto appositamente per me l’immagine del te, sapendo che lo amo molto.
Inoltre, vogliamo parlare di questo? Reading is sexy! Appena l’ho visto ho pensato che ci aveva proprio azzeccato! Non pensate anche voi che leggere sia sexy?
Ho subito provato a inserirci dentro il libro che sto leggendo e, come potete vedere, è perfetto!
Mi è piaciuto così tanto questo regalo che sono andata a curiosare nel loro sito e ho deciso di scrivere questo articolo non perché me l’abbiano chiesto loro (anzi, non lo sanno nemmeno!), ma perché penso che facciano qualcosa che vale veramente la pena di essere conosciuto e divulgato. E voglio che tutti voi lo sappiate!
Tutti i loro portalibri, portatablet eccetera sono interamente fatti a mano e usano spesso materiali di recupero e di riciclo, cosa che apprezzo tantissimo. Hanno vari modelli e misure, dal portalibro classico, al porta e-reader, al porta spartiti o quadernoni! Alcuni sono dotati anche di taschine per gli occhiali o la matita (compagna indispensabile e irrinunciabile delle mie letture!)
Potete accedere al loro sito da qui. Dateci un’occhiata anche voi, ne hanno per tutti i gusti e per tutte le misure, e troverete sicuramente qualcosa di perfetto per voi! Se ne avete voglia, potete anche farmi sapere quale avete scelto. Io, nel frattempo, torno a curiosare, perché sicuramente comprerò dei portalibri di altre misure!
https://laprofchelegge.it/wp-content/uploads/2019/10/libro.jpg450676Laprofcheleggehttp://laprofchelegge.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-18-at-11.57.29.jpegLaprofchelegge2019-10-08 15:34:412026-08-18 15:02:24La soluzione perfetta per i libri in borsa
La parola estate evoca colori, sapori, odori… Immagini di case delle vacanze, campeggi, terrazze sul mare, sabbia, asciugamani, l’acqua che accarezza la pelle, il sole che la colora, lunghe camminate in montagna, serate a mangiare anguria con gli amici, aperitivi, gonne che svolazzano, leggerezza. L’estate è tutto questo e molto di più: è divertimento, ma anche riposo dopo un lungo anno di lavoro. Ecco perché le letture sotto l’ombrellone sono importanti.
Le cose che adoro dell’estate
Non amo particolarmente l’estate, perché soffro il caldo terribilmente, ma adoro i lunghi pomeriggi sulla sdraio in riva al mare, con la brezza fresca che sale dall’acqua e mi accarezza il viso, mentre tengo tra le mani un mio adorato libro. Adoro le alzatacce all’alba per andare ad esplorare qualche nuovo sentiero di montagna, mangiare in un rifugio, con lo spettacolo delle Dolomiti davanti agli occhi e poi finire la giornata con una coperta stesa sul prato e un adorato libro tra le mani. Amo le grandi mangiate di anguria con gli amici e quel magico senso di appagamento che dona questo meraviglioso frutto che scende fresco in uno stomaco caldo. Adoro gli abiti di lino che si appoggiano appena alla pelle, accarezzandola delicatamente mentre, in una sera d’estate, passeggio in centro nella splendida città nella quale abito.
Insomma, meglio sarebbe dire che amo quasi tutto dell’estate, tranne il caldo afoso di questa zona di mondo in cui mi è concesso di abitare. Ma più di ogni cosa, amo dell’estate la libertà di non dover andare al lavoro, staccare la spina dal dovere e attaccarla ai miei amati libri. E finalmente non pensare ad altro, solo ad immergermi in nuove storie, in nuovi viaggi verso destinazioni sempre nuove ed eccitanti.
Quest’estate 2019 non fa certo eccezione e anche quest’anno mi sono goduta e mi sto godendo la mia buona dose di libri, di nuove storie che mi piacerebbe condividere con voi.
Cosa leggiamo in spiaggia?
Per quanto riguarda le letture estive, credo che ci siano due tipologie di persone. C’è chi d’estate ama leggere libri leggeri, poco impegnati, perché dopo un anno di duro e intenso lavoro tra ufficio e famiglia, non si desidera altro che qualche pagina leggera in cui perderci, senza pensare troppo. E poi c’è chi, come me, non vede l’ora che arrivino le vacanze per dedicarsi anche a qualche lettura più impegnata, dal momento che ho finalmente la testa un po’ più libera.
Dunque, ecco a voi le mie letture di quest’estate, che non è ancora finita e chissà cos’ altro ci regalerà? Accanto a ogni libro trovi il link per la relativa recensione e anche il link per l’acquisto.
Due di due di Andrea de Carlo
La storia di un’amicizia che percorre l’Italia degli anni Sessanta, Settante e Ottanta. Mario e Guido vi entreranno nel cuore e non potrete lasciarli più.
Se da piccole avete amato Piccole Donne adorerete questa rivisitazione in chiave cilena del romanzo della Alcott. Seguirete le quattro cugine fino alla fine!
Uno dei capolavori della Regina del giallo, che con la sua penna fine, precisa e mai volgare ci conduce in un’isola sulla quale si sono radunati dieci assassini…
Un manuale ricco di piccole perle che ci donano una parte della saggezza delle filosofie cinesi antiche, mostrandoci come siano applicabili alla nostra vita quotidiana anche oggi
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