Piccole cose da nulla è una piccola perla, che partendo da piccole cose quotidiane, apparentemente insignificanti, condivide con noi un messaggio di grande umanità. In un mondo di egoismo, vanità, corsa al denaro e alla fama, finta perfezione, le piccole cose da nulla di Claire Keegan ci donano un po’ di speranza che si possa, ancora, ritornare umani.

La vita scorre 

Siamo in un piccolo paesino dell’Irlanda rurale, nelle settimane che precedono il Natale del 1985 e la vita sembra scorrere normalmente. Bill Furlong è un commerciante di legname e carbone e in questo periodo dell’anno è molto indaffarato per soddisfare tutti colore che chiedono legna e carbone per scaldarsi sotto le feste. È una persona semplice e onesta, che si è fatta da sé, e con una famiglia numerosa da mantenere (ha una moglie e cinque figlie). Si alza presto, va al lavoro, cerca di accontentare tutti, è sempre gentile e fa il suo dovere onestamente. E proprio mentre è impegnato nelle sue attività quotidiane succede qualcosa che lo costringe a ripensare al suo passato. 

Un passato che pesa

Bill è infatti cresciuto senza padre, da una madre non sposata, in un tempo e in un luogo in cui questo genere di cose era tutt’altro che accettato. Bill non ha mai saputo chi fosse il padre, ma ha beneficiato della generosità di una donna che tanto ha fatto per lui e la madre. Ed è proprio a causa (o grazie) del suo passato che Bill, facendo i conti col proprio dolore, non può ignorare ciò che vede, non può girare la testa dall’altra parte e contribuire all’omertà diffusa in paese. 

Un muro di silenzio

Dietro la vita apparentemente regolare, si cela infatti una realtà di abusi e maltrattamenti che le persone scelgono deliberatamente di ignorare, forse per timore, forse per abitudine o forse per quieto vivere.

Era inevitabile che la gente parlando rivelasse non solo se stessa ma anche quello che sapeva. 

Il muro del convento gestito dalle suore del Buon Pastore non è dunque solo un muro fisico, ma anche un muro di omertà e silenzio che permette alla gente di continuare con la propria vita. Tra lavoro, pettegolezzi, la messa domenicale e le chiacchiere con gli amici la vita delle persone sembra quella di un qualunque paesello irlandese dell’epoca, semplice ma felice. In realtà, basta girarsi un poco per vedere che c’è di più: tumulti sociali, lunghe code per il sussidio di disoccupazione, malcontento. 

Sarebbe stata la cosa più facile del mondo perdere tutto, Furlong lo sapeva. Anche se non andava chissà dove, un po’ si spostava anche lui, e di disgraziati ne aveva visti parecchi in giro per la città e sulle strade di campagna. Le file per il sussidio di disoccupazione erano sempre più lunghe e c’erano uomini che non riuscivano a pagare le bollette dell’elettricità, vivevano in case fredde come rifugi, dormivano con addosso il cappotto. 

Piccole cose da nulla (o forse no?)

Bill si pone una domanda fondamentale, che è anche al centro di questo romanzo: come possiamo andare avanti tranquillamente con la propria vita e definirsi una brava persona se siamo testimoni di ingiustizia e sofferenza e ci giriamo dall’altra parte senza far nulla? 

Di fronte a quella ragazza magra, confusa e vestita di stracci cosa farà Bill? Continuerà a fingere di non sapere, come aveva fatto fino a quel momento? 

Esistono anche le brave persone, ricordò Furlong a se stesso mentre tornava in città. Era solo questione di imparare a gestire tutto quanto e a raggiungere un equilibrio tra quello che dai e quello che ricevi, in modo da andare d’accordo con gli altri e non solo con se stessi. 

Una pagina dolorosa della storia europea

Le Magdalene erano “case” dove venivano mandate ragazze colpevoli di crimini morali (gravidanze fuori dal matrimonio, stupri, condotte maliziose) per essere rieducate. Queste case erano di fatto prigioni travestite da lavanderie, dove le ragazze venivano sfruttate, maltrattate, malnutrite e sottoposte a fatiche disumane e a punizioni corporali crudeli. Tutto questo ad opera di suore, donne di religione, votate alla bontà e alla carità. L’ultima casa delle Magdalene è stata chiusa nel 1996. 

Le piccole cose che cambiano la vita

E queste sono le piccole cose non proprio da nulla che Claire Keegan ci racconta, quei gesti e quelle azioni che quotidianamente diamo per scontate, ma che ci possono cambiare la vita. E lo fa con uno stile asciutto ed essenziale, ma molto efficace. 

In quella che non è affatto una bella favola di Natale, ma una piccola storia dall’immensa potenza, Claire Keegan ci manda un messaggio potente e imprescindibile: per diventare esseri umani dobbiamo smettere di credere che il dolore degli altri non ci riguardi. Sono queste le sue piccole cose da nulla: quelle che ci rendono esseri umani. 

Piccole cose da nulla

Titolo: Piccole cose da nulla

Titolo originale: Small things like these

Autrice: Claire Keegan

Traduzione: Monica Pareschi

Casa editrice: Einaudi

Pagine: 91

 

La trilogia Millennium è composta di tre romanzi, uno più bello dell’altro che mi hanno conquistata fin dalle prime pagine. Larsson mi ha conquistata con la sua grande capacità di creare storie di grande fascino e intrecci non banali, personaggi indimenticabili e vicende piene di suspense. I temi trattati, inoltre, sono di grande importanza e attualità. 

Millennium 1: Uomini che odiano le donne

Mikael Blomkvist, giornalista economico della testata Millennium alle prese con una condanna per diffamazione, viene incaricato da Henrik Vanger, ricco industriale, di indagare sulla scomparsa di sua nipote avvenuta 50 prima. Inizialmente non sa se accettare o meno, in fondo lui è solo un giornalista, ma il caso lo intriga e si trova a scavare nel torbido passato della famiglia Vanger e a fronteggiare ostacoli posti dai membri stessi della famiglia. 

Lo aiuto Liesbeth Salander, una ragazza misteriosa, hacker esperta dall’apparenza fragile e indifesa, una vittima perfetta di quegli Uomini che odiano le donne a cui il titolo fa riferimento. E infatti dopo solo qualche pagina si ritroverà ad affrontare un’aggressione. Liesbeth diventerà fondamentale per le indagini e risolverà il caso insieme a Blomkvist, scoprendo segreti , abitudini e attitudini perverse all’interno della famiglia.

È un thriller veramente ben costruito, che tratta temi importanti come la violenza sulle donne, il razzismo, l’emarginazione, e con personaggi veramente interessanti. Se a questo si aggiungono intrighi, misoginia, segreti, ma anche violenza e brutalità si capisce come non ci si resca a staccare fino alla fine, pur rimanendo molto disturbati. Una curiosità: i personaggi maschili sono (quasi) tutti potenziali misogini, corrotti e/o malvagi. 

Liesbeth è il personaggio più affascinante secondo me, piena di contraddizioni, dal passato difficile, anticonformista, forte e fragile, diffidente, enigmatica. 

Lo stile è scorrevole, quasi giornalistico nella prima parte, con molte descrizioni dettagliate. Poi la narrazione si fa incalzante e accadono molte cose, con continui cambi che lasciano il lettore continuamente a bocca aperta. 

Millenium 2: La ragazza che giocava con il fuoco

Mikael torna alla guida del suo giornale, Millennium, e sta lavorando a uno scoop su un traffico di prostitute dell’Est in cui sono implicate figure di spicco della politica e dell’imprenditoria. Ma un triplice omicidio la cui maggior indiziata sembra essere Liesbeth Salander lo coinvolge. Mikael non crede nella colpevolezza di Liesbeth e inizia un’indagine personale per scagionare l’amica. 

Anche questo thriller ha ritmi serrati, colpi di scena e rivelazioni che tengono col fiato sospeso e incollati alle pagine. La vera protagonista è Liesbeth, che amiamo ancora di più con le sue forze e le sue debolezze. 

Accompagna la storia uno sguardo acuto e impietoso sulla società moderna e le sue contraddizioni, i suoi intrighi, le sue perversioni. I temi trattati sono diversi, ma altrettanto complessi del romanzo precedente e i personaggi sono altrettanto oscuri.  Il finale è aperto, ma c’è una certezza: quella che ora vogliamo senz’altro leggere il terzo volume!

Millennium 3: La regina dei castelli di carta

Il romanzo inizia con Liesbeth in un letto d’ospedale con una pallottola in testa, qualcuno ha deciso che deve sparire per sempre. Si è trovata al centro di una cospirazione suo malgrado, perché tutto è iniziato quando aveva 12 anni. Tutto quello che ha subito da ragazzina si mette piano piano in ordine come in un puzzle. Liesbeth è di nuovo protagonista indiscussa, lei e la sua storia personale di abusi, abbandoni, violenze, al centro di una storia violenta e dolorosa che svela, ancora una volta, il lato oscuro della società. E ancora una volta Mikael accorrerà in aiuto dell’amica, tentando di smascherare la congiura ai suoi danni.

Un’altra storia senza respiro, che questa volta coinvolge niente po’ po’ di meno che lo stato e i servizi segreti. Ampio spazio viene dato a dilemmi etici e introspezione e all’analisi della condizione della donna nella nostra società, riprendendo e ampliando i temi del primo volume. 

Scritto con un ritmo vorticoso e popolato da molti personaggi, questo terzo volume della saga ci dà le risposte alle domande suscitate dai primi due. Difficilmente potremo dimenticare Liesbeth e Mikael.

Curiosità sull’autore

Stieg Larsson era un grande conoscitore di organizzazioni neonaziste, ha anche fondato una rivista antirazzista ed è stato consulente di Scotland Yard e del Ministero della Giustizia svedese. Era quindi un esperto di queste tematiche ed è anche per questo che i suoi romanzi sono così avvincenti e credibili. È purtroppo morto improvvisamente per un attacco cardiaco nel 2004 e i sui romanzi sono stati pubblicati dopo la sua morte. I successivi tre romanzi della saga: Quello che non uccide, L’uomo che inseguiva la sua ombra e La ragazza che doveva morire sono stati scritti dal giornalista e scrittore svedese David Lagercrantz. Non ho letto questi ultimi tre romanzi per una motivazione personale: voglio ricordare Mikael e Liesbeth così come li ha descritti Larsson e ho paura di rimanere delusa leggendo libri con gli stessi personaggi, ma scritti da una penna diversa.